Prodotti destinati al mercato fresco

Per tutte le colture effettuate dai soci della cooperativa viene seguito il disciplinare di produzione integrata, utilizzando prodotti a basso impatto ambientale ed esclusivamente sulla soglia del danno alla coltura. Le particolari condizioni pedoclimatiche della zona e l’adozione di tecniche di coltivazione in armonia con l’ambiente, rendono minimo lo sviluppo di patologie, riducendo così l’intervento di trattamenti fitosanitari.

Carciofo Violetto

Il carciofo violetto, originario della Provenza, è stato introdotto in Sardegna negli anni '80, quando sostituì una varietà indigena abbastanza diffusa, il carciofo "masedu". La coltivazione del violetto è a "ciclo lungo" ed è molto generosa, soprattutto nei mesi di marzo-aprile, quando una pianta è in grado di produrre anche 10-12 capolini. Il capolino più apprezzato, soprattutto nel Lazio, è il primo che generalmente è emesso dalla pianta nel mese di dicembre. Tra la produzione del primo e del secondo capolino può intercorrere un lasso di tempo anche di 20 giorni, particolarità che non si verifica con le altre coltivazioni presenti in Sardegna le cui produzioni sono molto più concentrate. Per questo motivo si ha la tendenza ad impiantare anche oltre 10.000 piantine per ettaro, allo scopo di sfruttare al massimo, in termini economici, la commercializzazione del primo capolino, il più pregiato e richiesto. La coltivazione del carciofo violetto di Provenza richiede terreni irrigui.

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Carciofo Romanesco

La coltivazione del carciofo romanesco è tipica del litorale laziale, ma in questi ultimi anni va diffondendosi con interessanti risultati anche in Sardegna ( Clone C3). Per ogni ettaro di coltivazione occorrono circa 7.000 piantine. La piantagione avviene interrando, a metà luglio, le piantine estirpate dalla pianta madre durante il periodo di riposo estivo. Il tempo della raccolta va da dicembre a maggio. Durante questo lasso di tempo ogni pianta produce dai 15 ai 20 carciofi commerciabili. La pianta, in coltivazione intensiva, produce con buona resa per 2 o 3 anni, dopodiché invecchia e non produce più in modo redditizio. Gli ultimi carciofi, i carciofini, sono ottimi per la preparazione di sottoli casalinghi. Raramente vengono raccolti per le industrie di trasformazione. Per questo tipo di lavorazione, infatti, vengono utilizzati, generalmente, altre varietà di carciofino, disponibili in maggiori quantità e, a parità di qualità, a prezzi più concorrenziali. Il romanesco è un carciofo assai apprezzato per le sue qualità: è privo di spine, è assai tenero e ha poco scarto. Il suo capolino è di forma sferica, compatto, un pò schiacciato. Chiamati anche " cimaroli " , " mammole " o " cardini ", nonostante, raggiungano diametri ben superiori ai dieci centimetri, i carciofi romaneschi custodiscono al loro interno un cuore assai tenero. Questo prelibato ortaggio, durante la cottura emana un caratteristico profumo ed il suo gusto delicato lo innalza a principe della tavola.

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Carciofo Thema 2000

La varietà del carciofo Tema 2000 è stata costituita in Toscana, successivamente al Terom, negli anni ’90, isolando le caratteristiche migliori del Terom e di altre varietà toscane. Per la sua alta resa in termini di produzione si è velocemente diffusa anche in Sardegna dove ha trovato condizioni pedochlimatiche assai favorevoli. La pianta è generalmente in grado di dare due produzioni all’anno. Una precoce, da ottobre a dicembre, e una tardiva da febbraio ad aprile.

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Carciofo Capriccio

Attraverso una ricerca meticolosa e mirata, durata molti anni, si sono ottenute nuove varietà ibride di carciofo. Tra queste il carciofo capriccio (Nun 4146 AR) con una pianta di vigore medio con portamento eretto e un frutto allungato di colore viola intenso. Il suo ciclo produttivo è precoce. La destinazione è il mercato del fresco e dell'industria.

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Carciofo Spinoso Sardo

In Sardegna, dal punto di vista prettamente economico, la coltivazione del carciofo varietà spinoso sardo, è stata senza alcun dubbio la più importante e sino a qualche tempo fa anche la più remunerativa. Rimane ancora oggi la più antica tra tutte le varietà coltivate in Sardegna. Il capolino è caratterizzato dalla forma conica allungata, è provvisto di brattee di colorazione di colore verde con accentuate sfumature bruno-violetto il cui apice termina con una spina gialla la cui puntura è molto dolorosa. Gli ultimi carciofini della pianta sono ottimi per la preparazione del carciofino destinato alla trasformazione.

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L’asparago

E’ una pianta erbacea caratterizzata da radici rizomatose (le cosiddette zampe) che danno origine a germogli provvisti di squame (punta caratteristica dell’asparago), chiamati scientificamente turioni: questi rappresentano la parte commestibile dell’asparago. Oggi è diffuso in tutta l’Europa meridionale. Il suo nome deriva dal greco asparagos che a sua volta deriva dal persino sperag, parola che significa “punta” ad indicare la sua peculiarità. Ha un valore nutritivo relativamente scarso, ma in virtù del suo gradevole e delicato sapore, è un ortaggio indicato per la preparazione di piatti raffinati. I soci della cooperativa oggi sono orientati verso la coltivazione del asparago var. Grande e var. UC 157.

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